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Anello di Livergnano – Grotta della menta
Anello di Livergnano Uomo morto

Anello di Livergnano – Grotta della menta

Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Livergnano, Balzo dell’uomo morto, Bortignano, Balzo dell’Olla, Grotta della menta.

Lunghezza: 17 km (9 km + 8 km)

Tempo di percorrenza: 8 ore (4 ore + 4 ore): è consigliabile suddividere l’escursione in due giornate

Dislivello: 800 mt (340 mt + 360 mt)

Come si raggiunge

In auto: dalla Strada Statale 65 della Futa fino a Livergnano

Collegamento extraurbano: Linea TPER n. 906 Bologna-Monghidoro fermata Livergnano.
Per gli orari, consultare il sito Tper

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico, architettonico.

Si tratta di un itinerario a forma di ‘8’, composta da due anelli, che partono e rientrano entrambi a Livergnano. Richiedono un tempo di percorrenza di circa 4 ora ognuno; il secondo percorso, leggermente più breve, prevede alcuni tratti piuttosto impegnativi per la pendenza, ma non difficili: per questo ha la stessa durata del primo. È inoltre consigliabile prevedere almeno un’ora aggiuntiva oltre all’escursione, per visitare il Museo Winter Line di Livergnano.

Quando si raggiunge Livergnano, la prima cosa che colpisce l’attenzione è una grande rupe sulla destra della piazzetta del paese, nella quale è incastonata una casa, che preannuncia la caratteristica principale di questo borgo, sulla quale torneremo in chiusura di questo percorso.

mappa Anello Livergnano
Mappa Itinerario Anello di Livergnano – Grotta della menta - Clicca per ingrandire PDF

L’anello di Livergnano

Dalla piazza si prende la Futa in direzione Firenze, per un brevissimo tratto verso sud e si imbocca via Sadurano che rimane sulla sinistra, quasi di fronte alla centro del paese, e che successivamente, fuori dall’abitato, diventa il sentiero CAI 809. A questo punto ci si addentra nel bosco: ci troviamo nella Riserva naturale del Contrafforte Pliocenico, un’area di gradissimo interesse ambientale. Il percorso si alterna tra tratti di bosco di castagni e querce e tratti in cui il sentiero attraversa i bastioni di arenaria del Contrafforte, tra belle formazioni rocciose, risultato dell’erosione dell’arenaria e scorci panoramici.

In prossimità della prima curva a destra della via Sadurano, sul lato sinistro del sentiero appare in rilievo il corpo di una donna nuda scolpito sulla parete rocciosa, divertente ‘opera’ di un soldato americano posizionato in questo punto, che deve avere ingannato la noia e lo stress della guerra dando vita a questa donna di pietra.

Anello di Livergnano donna nuda

Gran parte di questo percorso scorre infatti lungo uno dei fronti della Linea Gotica. Nel punto in cui la via Sadurano incrocia il sentiero 809, si incontra a sinistra un’alta parete di arenaria, denominata Balzo dell’uomo morto. Questo luogo non è per nulla conosciuto all’escursionismo di massa, nonostante sia indicato nelle mappe topografiche più accurate. Questa parte dell’itinerario si trova in un’area caratterizzata da un piacevole microclima, con una vegetazione tipica della macchia calda: qui si trovano corniolo, orniello, ginepro, prugnolo, ligustro, viburno, ginestra ed elicriso, pianta rara alle nostre latitudini.

Il Balzo dell’uomo morto

Questo luogo, che non è citato in nessuna guida e in nessun sito internet, riserva in realtà un grande interesse: se si osserva la parete di arenaria si possono vedere, vi sono alla sommità, tra piccole cavità perfettamente allineate in senso orizzontale. Al loro interno sono stati ritrovati alcuni piccoli manufatti ornamentali in bronzo. Il Balzo dell’uomo morto è un luogo ancora carico di mistero: gli archeologi dell’Università di Bologna che lo stanno studiando, non hanno ancora trovato una risposta circa l’uso funerario o rituale di queste cavità e le popolazioni che hanno frequentato e utilizzato questa parte di territorio. Etruschi, celti, o entrambi, come a Monte Bibele? Tra tutti questi interrogativi, l’unica certezza che possiamo dedurne è che questi luoghi sono carichi di una storia ancora tutta da raccontare. Il sito è studiato dagli archeologi dell’Università di Bologna.

Si può salire in cima al Balzo dell’uomo morto seguendo un sentiero non indicato, ma segnalato da una fila di sculture in terracotta raffiguranti teste di fauno. Ci si ritrova proprio sulla parete di arenaria, su una grande terrazza naturale che si affaccia a sud-ovest, con una bellissima veduta sul Prato delle Donne. Questo è un luogo frequentato da rapaci e non è raro vedere i falchi volteggiare nel vuoto sottostante il Contrafforte.

Anello di Livergnano Uomo morto Nicchie 2

Una volta scesi, si riprende il sentiero 809, lasciandolo dopo poco per imboccare il sentiero 809°, in direzione sud-ovest, svoltando verso sinistra, in direzione nord-est: si lascia la macchia mediterranea per addentrarsi in una zona più fresca, attraverso un bosco ombroso, residuo di un vecchio castagneto, ora abbandonato, affiancato da piante di nocciolo, mentre nel sottobosco vi sono piante di felce ed elleboro, tipiche dei climi freddi.

Giunti all’incrocio col sentiero 913, che si imbocca tenendo la sinistra e proseguendo verso ovest, si arriva al borgo di Casola, un piccolo gruppo di case rurali, al cui ingresso si trova un immenso tiglio bianco. Proseguendo ci si immette sulla via di Bortignano, che conduce all’omonima abbazia. Il sentiero è costeggiato da basse stratificazioni di arenaria con depositi di ciottoli e fossili. Poco prima di raggiungere una casa colonica da dove un breve vialetto sterrato conduce all’abbazia, si può ammirare una vasto panorama aperto su Bologna.

L’abbazia di Bortignano

Questo edificio risalente al 1200 fu sede parrocchiale officiata da sacerdoti diocesani fino al 1451 quando Giovanni Lojani, che ne godeva il giuspatronato, lo donò ai Padri Carmelitani di San Martino.

La parrocchia di Santa Maria di Bortignano e l’annesso convento rimasero attivi fino al 1652, quando i Carmelitani abbandonarono questo luogo, che andò così progressivamente in rovina A fine Ottocento la costruzione fu trasformata in deposito per gli strumenti agricoli e tutti gli arredi e gli oggetti sacri, furono trasferiti presso la parrocchia di Livergnano, compresa l’antica immagine della Madonna del Carmine, che andò distrutta durante la seconda guerra mondiale. In questo periodo anche l’abbazia ha subito diversi danni.

Recentemente i proprietari dell’edificio hanno compiuto un’opera di accurato restauro conservativo, riportando alla luce antiche strutture. Le sepolture ritrovate nei sotterranei facevano probabilmente parte dell’originario cimitero parrocchiale.

Testimonianze approfondite sull’Abbazia di Bortignano sono presenti negli scritti di Serafino Calindri, Luigi Aureli, Raffaele Della Casa, Luigi Fantini e Fabio Naldi.

Abbazia Bortignano 1

Oggi l’edificio è visitabile solo dall’esterno. Proprio all’ingresso della proprietà si trova un antichissimo cipresso risalente al Settecento, dalla chioma a forma conica, in cima a un tronco che sembra pietrificato: questa forma apparentemente bizzarra è dovuta alla scarica di un fulmine, che ha incendiato l’albero, il quale tuttavia si è miracolosamente salvato.

Immagini dell’abbazia di Bortignano

Dopo una breve sosta per la visita all’abbazia, si riprende via di Bortignano per proseguire in direzione sud-ovest non senza aver sostato nell’azienda agricola a coltivazione biologica Il Granello per degustare o acquistare i prodotti. Si prosegue poi fino a raggiungere Poggio,una casa isolata circondata da un grande prato, da cui si può ammirare una bellissima vista sul Monte delle Formiche e sulla pianura fino a Bologna e, in giornale particolarmente limpide, fino alle Alpi.

Riprendendo il cammino ancora si raggiunge la strada asfalta: da questo punto è possibile andare direttamente fino al centro del paese, passando per la panoramica di Boccafredda o andare verso destra, attraverso una strada ghiaiata chiusa da una catena. Questa seconda opzione allunga di poco il percorso, costeggiando il versante nord-est fino a sbucare in via Sconcola, ma permette di continuare a essere accompagnati dal panorama che spazia sulla pianura. Quando si torna a incontrare via di Bortignano, in prossimità del paese, si tiene la destra, arrivando così in piazza.

A conclusione di questa parte dell’itinerario è consigliata la visita al Museo Winter Line, che si trova lungo via della Chiesa, la prima stretta strada che si trova a destra del paese e costeggia la parte di arenaria. Qui si incontra un piccolo ma raro gruppo di case in roccia, esempio più unico che raro in queste zone di edilizia rupestre.

Le case in roccia

Arrivando a Livergnano, si comprende immediatamente di trovarsi in un luogo singolare: si viene infatti accolti, alle porte del paese, da una casa, situata a sinistra della strada per chi proviene da Bologna, interamente scavata nella parete di arenaria, con la facciata che sporge leggermente dalla roccia. Questa è probabilmente la più antica fra questo tipo di abitazioni in paese. Una volta raggiunto il piccolo centro di Livergnano, sulla destra, non si può non notare, sulla destra sempre per chi proviene da Bologna, una casa addossata a una grande rupe.

Ma il vero e proprio nucleo delle case in roccia di Livergnano si trova lungo via della Chiesa: si tratta di un piccolo nucleo di edifici, allineati lungo la parete rocciosa, nella quale sono scavati gli ambienti interni delle abitazioni, probabile evoluzione di antichissimi ripari rupestri. Infatti, all’interno di alcune di queste cavità sono stati ritrovati reperti di epoca preistorica. Le facciate invece hanno forme più moderne, risalenti all’Ottocento o agli inizi del Novecento, con rimaneggiamenti di epoca più recente. Tutta l’area dell’abitato di Livergnano è cosparsa di cavità scavate nella roccia: se ne ritrovano lungo la via dei Gruppi e lungo la via di Bortignano, dall’altro alto del paese, ma anche all’Anconella, alla Guarda e lungo la strada tra Barbarolo e Sabbioni. Si tratta di ripari per animali o depositi, in parte ancora utilizzati, in parte in disuso. Sempre nel centro di Livergnano, dietro alla grande rupe che troneggia sulla piazza, nascosta da un grande albero di fico, si trova un’ampia cavità. Come documentato da un’iscrizione scolpita su una delle sue pareti e da alcune antiche suppellettili, qui in epoca medievale si trovava la zecca del paese.

È documentata anche l’esistenza di un castello, ora scomparso. Se si pensa che questa parte dell’abitato di Livergnano è documentata fin dal 1209, si può comprendere che la tradizione rupestre locale è stata coltivata pressoché ininterrottamente dall’antichità ai giorni nostri, come testimoniato dal colombaio, antica sepoltura di epoca romana di Monte del Frate, in prossimità di Brento, lungo la strada che porta a Badolo, oppure dalla Rupe di Sasso Marconi, una parete di arenaria in parte utilizzata nell’antichità come cava, che si affaccia ripida sul fiume Reno. Nel 1283 il frate Giovanni da Panico vi aveva costruito un piccolo santuario, noto come Madonna del Sasso, ampliato nel 1477 e del quale è tuttora visibile la facciata scolpita nella roccia con forma timpanata, che ricorda quella di un tempio greco.

È possibile che il piccolo gioiello di Livergnano sia in realtà una preziosa testimonianza di un’antica civiltà rupestre appenninica, di cui si è persa traccia e meriterebbe di essere accuratamente studiata.

Livergnano case

In questa parte del centro abitato si trova il Museo Winter Line, anch’esso ricavato da un’ampia grotta, nella quale sono stati ritrovati fossili e suppellettili preistoriche. Questo singolare museo della Linea Gotica merita una sosta.

 

Il Museo Winter Line

Questo piccolo museo è stato creato dal ricercatore storico Umberto Magnani all’interno di una parte della sua abitazione, anch’essa scavata nella roccia. Si tratta di una ricchissima e rara collezione privata di oggetti della più svariata natura, come divise, elmetti, armi o parti di armi, strumenti, oggetti di uso quotidiano e documenti, sia americani che tedeschi, che illustrano la storia di questa parte della Linea Gotica, nota come Winter Line in quanto, come si è già detto QUI in questa parte del sito, ha rappresentato la linea sulla quale si attestato il fronte, in attesa che finisse l’inverno.

Il fondatore, proprietario e curatore della collezione vi accompagnerà, raccontandovi la storia di ogni oggetti, intervallandola con la storia delle vicende legate alla guerra. La visita è possibile previo appuntamento da fissare chiamando il numero 380 507 4820. L’ingresso è gratuito.
Sito web del Museo Winter Line di Livergnano.

Livergnano museo

A questo punto si può decidere se proseguire per la Grotta della menta o se terminare l’escursione, lasciando eventualmente a una successiva occasione la visita all’altra parte dell’itinerario. Nel primo caso, data la lunghezza del percorso, è consigliata la sosta per la cena e il pernottamento in zona.

Si riparte da Livergnano, lungo via della Chiesa, passando davanti alle case in roccia. Lungo la strada, si possono osservare diverse cavità nella roccia, a livello del terreno, usate probabilmente fin dall’antichità come ricoveri per animali o depositi per attrezzi e, durante la guerra, come ripari.

Raggiunta la chiesa, in posizione sopraelevata sulla falesia di arenaria, si può godere di una splendida vista sulla pianura in direzione di Bologna. Dopo essere tornati indietro fino al primo incrocio, in cima alla salita, si scende verso destra fino ad arrivare a una sbarra, che si attraversa per proseguire lungo una cavedagna ghiaiata. Alla prima casa che si incontra, a sinistra del sentiero, si attraversa il cortile, mantenendo la destra e si prosegue fino a raggiungere l’imponente sperone di roccia del Balzo dell’Olla, uno dei punti più belli del Contrafforte Pliocenico, sia per le sue formazioni rocciose, sia per la splendida vista a trecentosessanta gradi, dal Monte delle Formiche a Monte Adone e Brento, passando per la pianura a perdita d’occhio in direzione di Bologna.

La sommità piatta del Balzo dell’Olla si presenta come una grande terrazza naturale che si affaccia a strapiombo sulla vallata sottostante e sui dirupi della parete di arenaria. Per la sua visuale, anche questo baluardo è stato teatro di combattimenti durante la seconda guerra mondiale. Il Balzo dell’Olla merita una sosta prolungata, per poter ammirare le curiose forme della roccia e per ammirare il panorama: anche da qui, nelle giornate limpide, si possono intravvedere le Alpi e, secondo gli abitanti del posto, addirittura il mare.

 

Immagini del Balzo dell’Olla

Per proseguire l’escursione si deve riprendere la cavedagna e proseguire a sinistra, continuando a scendere fino a raggiungere la strada provinciale Fondo Valle Savena. Da qui si volta verso destra, percorrendo la strada asfaltata per circa 200 metri, finché non si incontra a lato della strada sempre sulla destra, nascosto dalla vegetazione, il punto di partenza del sentiero che porta alla Grotta della Menta. Non ci sono indicazioni, quindi bisogna affidarsi ad altri riferimenti, come il fatto che in quel punto il bosco è tagliato e vi sono reti di protezione. Il sentiero diventa immediatamente molto ripido: sconsigliato percorrerlo dopo la pioggia, perché può essere molto scivoloso; un corrimano facilita la salita.

Tutto il percorso è immerso nel bosco e, in prossimità della grotta, il tracciato diventa pianeggiante e molto piacevole, dal momento che costeggia un ruscello, in una vegetazione molto rigogliosa, di ontani neri, pioppi e salici bianchi, carpini bianchi, cespugli di viburni, sanguinelli, sambuchi.

La Grotta della Menta appare improvvisamente sulla destra: si tratta di una grande cavità naturale, con al centro un piccolo specchio d’acqua, abitato da una colonia di tritoni. Questo è un luogo appartato, ancora praticamente sconosciuto al turismo di massa, un luogo incontaminato che va visitato con rispetto, mantenendo la sua integrità.

Immagini della Grotta della Menta

Si rientra verso Livergnano proseguendo sullo stesso sentiero, tutto in salita fino alla cima, per poi diventare pianeggiante in corrispondenza di una grande radura, fino a raggiungere la parete rocciosa del Contrafforte: qui il sentiero si apre, lasciando vedere sullo sfondo il paese e, sulla destra, belle vedute sulla vallata.

Il percorso termina nuovamente su via della Chiesa, in prossimità delle case in roccia e del Museo Winterline. Si può scegliere se visitarlo al termine della prima parte dell’escursione o a questo punto, telefonando per la prenotazione con congruo anticipo.

Dove dormire

Dove dormire

A Pianoro

IL CASALINO B&B
Via Gruppi, 7 Pianoro BO tel. 339 223 9788

I GIOCHI DI LUPO B&B
Via Fratelli Dall’Olio 47 Pianoro BO tel. 333 741 1675

All’Anconella

CASA DI CINTI
Appartamenti nel borgo dell’Anconella
Via San Vincenzo 8/1 Loiano BO tel. 051-928033

BORGO ANCONELLA
Appartamenti in edificio storico presso Trattoria Anconella
Via Anconella, 39 Loiano BO tel. 051-928373

A Barbarolo

LA TORRETTA DI BARBAROLO B&B
In antico edificio in località Poggiolo di Barbarolo
Via della Valle 25 Loiano tel. 380 635 3310

Dove mangiare

A Livergnano

TRATTORIA DI LIVERGNANO
– Via Nazionale 238 Livergnano BO tel. 3703184622

BAR LA RUPE
– Via Nazionale 254 Livergnano BO tel.  051 778818

IL GRANELLO AZIENDA AGRICOLA
– Via Di Bortignano 45 Livergnano BO – Pic nic, pranzi e cene su prenotazione tel. 3407575986

A Pianoro

PIZZERIA RISTORANTE KRIS
Via Nazionale, 163 Pianoro BO tel. 051 469 0031

RISTORANTE LA TORRTUGA
Via Nazionale 200 Pianoro BO tel. 051 774110

All’Anconella

TRATTORIA ANCONELLA
Via Anconella, 41/43 Loiano Tel. 051-928373

A Sabbioni

BAR IL TELEGRAFO
Via Sabbioni 37 Loiano tel. 051 654 5447

A Barbarolo

BAR TRATTORIA NALDI
Via Barbarolo 8 Loiano tel. 051-928041

Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Anconella, Monte Castellari-Passo del Dado, Sabbioni, Cascata delle Colore, Grotta della memoria, Oratorio di San Cristoforo, Casedro, il Trebbo, Chiesa di Barbarolo, Fonte della Castellina, I Casoni, La Guarda

Lunghezza: 13 km c.a

Tempo di percorrenza: 6 ore

Dislivello: circa 700 metri

Come si raggiunge

In auto: Il percorso si svolge ad anello e può essere intrapreso da qualsiasi punto; il punto di inizio consigliato è all’Anconella, frazione di Loiano distante 30 km da Bologna e raggiungibile tramite la statale n. 65 della Futa o la Provinciale Fondovalle Savena (indicazioni in loco). Parcheggio nei pressi della Chiesa dell’Anconella.

Collegamento extraurbano: Linea TPER n.906 fermate: Barbarolo bivio, Molinelli di sotto, le Scope.
Per gli orari, consultare il sito Tper

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico, architettonico.

E’ possibile percorrere l’itinerario per intero o ridurlo della metà: dopo averne compiuto circa un quarto, un breve raccordo conduce alla località I Casoni, dove si riprende il percorso lungo per completarne l’ultimo quarto.

Il raccordo parte in prossimità della località Sabbioni: una volta lasciata la cresta di Passo del Dado, si deve proseguire sulla strada asfaltata fino a raggiungere una casa che reca il civico n.6, alla vista del cartello Sabbioni, si svolta a sinistra in un campo, da cui si può ammirare il panorama sulla Val di Zena e sul Monte delle Formiche, e si continua in direzione nord, parallelamente alla strada, in leggera discesa, fino a giungere al borgo I Casoni, da cui ci si ricongiunge con l’itinerario più lungo.

L’itinerario attraversa alcuni dei luoghi più significativi dei combattimenti della Seconda Guerra Mondiale posti sulla Linea Gotica.

Itinerario Cascata delle Colore-Linea Gotica
Mappa Itinerario Linea Gotica - Cascata delle Colore - Clicca per ingrandire PDF

Il percorso parte dal borgo dell’Anconella (minuscolo e grazioso centro abitato composto da alcune antiche case in pietra, che merita una breve visita).

L’antico borgo dell’Anconella

L’Anconella è un piccolo borgo sviluppato attorno all’edificio della Trattoria Anconella, di origine medievale, risalente al 1300, che fu sapientemente ristrutturato e conservato dalla famiglia Gamberini, che possiede tuttora la trattoria. Prospicente l’ingresso del ristorante, vi è un antico portico, che caratterizza l’intero abitato. Sull’ingresso del locale è visibile un bassorilievo raffigurante la croce contenuta nel cerchio, simbolo dei Cavalieri Ospitalieri, antico ordine religioso cavalleresco che svolgeva la missione di sostenere ed alloggiare malati e pellegrini, in particolare quelli che si recavano a Roma o in Terra Santa. Questa particolarità si spiega con il passaggio dell’antica Strada Romea che dalla guarda scendeva all’Anconella per risalire a Sabbioni passando da Ronco Biancano.

Chiedendo ai proprietari, è possibile visitare i sotterranei del locale, dove sono visibili le murature originali di epoca medievale, con soffitti ad arcate e un grande camino in pietra.

Il fatto di essere costruito sulle arenarie e la cura con cui sono conservate le antiche case in pietra rendono l’Anconella uno dei borghi più particolari dell’Appennino. Su queste arenarie sono scavate delle grotte dette ‘buse nelle lastre’, un tempo abitazioni e ricoveri utilizzate anche come rifugi dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. La più grande ha una profondità di 15 m. circa e termina con una nicchia conclusa da un architrave datato 1901. Importante dal punto di vista storico è la chiesa di San Vittore ampliata nel Settecento, che sorge sui resti di un antico oratorio risalente al Trecento.

Dal centro della Frazione, in prossimità del trivio, seguendo le indicazioni per il Passo del Dado si raggiunge in breve tempo la cresta in cui svetta il Monte Castellari e si sbocca in una radura con un grande prato, in prossimità della strada comunale Sabbioni – La Guarda.

I combattimenti di Monte Castellari

Dopo la conquista di Loiano, avvenuta all’alba del 5 ottobre da reparti della 91a divisione alleata, si è tentato un assalto a sorpresa al caposaldo di Monte Castellari, due miglia a nord, da dove l’artiglieria tedesca continua a colpire.

Il rilievo è stato raggiunto solo il 9 ottobre, sotto una pioggia battente. I reduci del 145° reggimento della 65a divisione tedesca furono scacciati con attacchi notturni e assalti, in cui i soldati americani si arrampicavano con scale di corda sulla cresta rocciosa. Questa fase dei combattimenti è costata agli alleati circa 1.400 perdite.

Dopo la conquista di Monte Castellari e del villaggio di La Guarda gli americani si sono trovati di fronte il baluardo di Livergnano, sul contrafforte pliocenico, strenuamente difeso dalla 65a divisione di fanteria tedesca. (Approfondisci: La Linea Gotica)

Il Monte Castellari si presenta come un crinale con un’altezza massima di 708 metri che separa la Valle del Savena dalla Valle dello Zena: l’area è interessante per la varietà della flora e per la conformazione geologica del Contrafforte Pliocenico. Nelle zone più assolate e nelle rupi arenacee esposte a sud-ovest sono presenti alcuni arbusti tipici della flora mediterranea come l’elicriso, l’artemisia e la fumana.

Nella sella denominata Passo del Dado sono visibili tracce di alcune postazioni utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale: rivolte a sud quelle tedesche utilizzate brevemente per frenare l’avanzata alleata nell’ottobre del 1944, a nord e più evidenti quelle alleate, occupate a lungo dagli americani nel corso dell’offensiva verso Livergnano. Si tratta di piccoli ripari, appostamenti per armi individuali di reparto e postazioni di artiglieria a volte rafforzate da terrapieni.

L’itinerario prosegue verso sud o lungo la comoda strada asfaltata che si imbocca oltrepassata la radura, tenendo la destra oppure attraverso un breve itinerario molto panoramico e in alcuni tratti esposto che segue la cresta prima di immettersi nella strada comunale: imboccare le ripide tracce di sentiero che si scorgono tra la vegetazione a destra, ovvero a sud, non appena giunti sul passo.

Si percorre la strada asfaltata che scende verso Sabbioni. Da qui, all’altezza della casa che reca il civico 6, si biforcano l’itinerario breve e quello lungo: il primo va verso sinistra, il secondo va verso il bivio con la Statale della Futa, per voltare a destra verso Loiano / Firenze e raggiungere l’abitato di Sabbioni.

Sabbioni

Piccolo nucleo storico citato nel 1315 come località sulla ‘strada di Toscana’, ebbe una stazione di sosta con osteria. Un edificio storico costeggia la strada: originariamente sulla facciata vi era un porticato a nove arcate, all’interno delle quali si trovavano una trattoria, una bottega, gli ingressi alle abitazioni e alle stalle dei quadrupedi, che servivano a trainare carrozze e carri fino a Loiano lungo il ripido “tratto napoleonico”.

Ricostruito dopo un incendio causato dall’ultima guerra, l’edificio ha perduto sei dei suoi archi, ma non la sua antica destinazione di bottega e osteria, tuttora presenti. Di fronte a questa costruzione si trova un edificio con il frammento di un antico architrave, di probabile epoca rinascimentale, sulla quale sono ancora visibili in rilievo i simboli del fabbro e del maniscalco. A Sabbioni si trova anche una moderna chiesa intitolata ai santi Fabiano e Sebastiano, che si dice abbiano protetto il borgo dalla peste.

Superato il bivio con la strada che riporta all’Anconella, all’altezza della chiesa, si prosegue a sinistra lungo via del Pozzo seguendo le indicazioni del sentiero CAI 941. Si scende fino ad incontrare il bivio con il sentiero CAI 827 sul quale si prosegue tenendo la sinistra, fino a guadare il piccolo Rio delle Bandite. Si segue il piccolo corso d’acqua e poi il torrente Zena in cui il ruscello si immette, lungo la sinistra orografica fino al bivio col sentiero CAI 827 A (indicazione Scanello) che si lascia alla destra e, proseguendo per l’827, si raggiunge la Cascata delle Colore.

Il luogo è suggestivo: la piccola cascata appare come una vena rossastra sulla parete rocciosa, per via dell’acqua ferruginosa. Davanti alla cascata si apre una sorta di piccolo laghetto, con acqua profonda pochi centimetri. Intorno, la tipica vegetazione boschiva delle zone umide. Il nome della cascata non deriva dalla colorazione, ma dal termine con cui venivano chiamate in dialetto le nocciole, molto presenti in forma selvatica nel bosco circostante la cascata.

Immagini della Cascata delle Colore.

Proseguendo lungo il sentiero si incontrano i ruderi dell’antico Mulino delle Colore.

Continuando fino a raggiungere un bivio che indica a sinistra Barbarolo, si abbandona il sentiero CAI 827, si guada il torrente (passerella sulla destra tra la vegetazione) e si prosegue in questa direzione risalendo lungo una strada ghiaiata fino a un cartello che indica La grotta della Memoria,che si incontra scendendo a destra tra i campi per circa 200 metri.

La grotta della memoria

L’arenaria morbida e facilmente lavorabile di cui è fatto il Contrafforte si è prestata fin dall’epoca preistorica alla costruzione di cavità o all’adattamento di quelle naturali, per creare ripari e rifugi naturali per persone o animali, semplici magazzini per attrezzi o ambienti in cui conservare il cibo. La grotta della memoria è una delle cavità più ampie, con una pianta poligonale e soffitto e pareti tagliate in modo regolare.

La grotta deve la sua denominazione al fatto di essere stata utilizzata come rifugio da parte della popolazione locale durante i combattimenti del 1944-45 e come nascondiglio per i partigiani. È arrivata a contenere fino a 20 persone. Rimasta chiusa per decenni, se ne era quasi perduto il ricordo, fino a quando, di recente, è stata individuata da un residente della zona, ripristinata e resa agibile.

 

Foto di Stefano Radicchio Serra su loianoweb.it

Tornati sul sentiero si ricomincia a salire, fino ad un piccolo gruppo di edifici colonici detto Cà di Prandoni; sulla destra si diparte una carrareccia che gira attorno alle case e raggiunge in poche centinaia di metri il piccolo e grazioso Oratorio di San Cristoforo.

L’Oratorio di San Cristoforo

L’esistenza di questo oratorio è testimoniata da documenti risalenti ai primi anni del XVI secolo. Nel 1467 la Parrocchia di San Cristoforo fu soppressa ed unita a quella dei Santi Pietro e Paolo di Barbarolo. L’edificio è piccolo e ben proporzionato, a base rettangolare. L’esterno ha una facciata con timpano, frutto di rimaneggiamenti di probabile epoca settecentesca, e un avamportico sorretto da colonne quadrate e da semipilastri ai lati. L’interno è semplice. Adiacente all’edificio principale vi è un’ala con tetto spiovente, utilizzata come sacrestia e piccolissima casa canonica.

Dedicato al culto mariano, ad oggi l’oratorio non e più in uso ma, in concomitanza con la discesa della Madonna di San Luca, viene portata in processione alla chiesa di Barbarolo la riproduzione di un’antica immagine della Madonna di San Cristoforo.

Si ripercorre il sentiero a ritroso fino alle case, si prosegue in salita fino ad oltrepassare il nucleo abitato detto Casedro e, dopo un breve rettilineo fiancheggiato da piante da frutto, si trova sulla destra l’imbocco di un sentiero erboso che si inoltra in piano tra i campi e prosegue nella macchia fino ad attraversare un tratto molto caratteristico, noto come Le Lastre.

In questo punto il sentiero si incunea tra formazioni di arenaria, in parte in sede naturale e in parte scavato nella roccia. Si prosegue fino a raggiungere il borgo denominato di Trebbo di Barbarolo, un piccolo nucleo di case, le più antiche delle quali sono in pietra, e una fontana, sempre in pietra. Sul muro di un edificio, riconoscibile per la scala esterna riparata da una tettoia, è visibile il simbolo dei Maestri Comacini, attivi nell’Appennino Bolognese fina dal XIV secolo.

Proseguendo sulla strada asfaltata si raggiunge il vicino centro abitato di Barbarolo, con la sua importante chiesa.

La chiesa e il borgo di Barbarolo

La Chiesa di Barbarolo, dedicata ai SS. Pietro e Paolo e ricostruita nel ventesimo secolo, poggia su una pieve protoromanica che si fa risalire al VII-VIII secolo d.C. ed è stata, col titolo di abbazia, sede di un plebanato da cui dipendevano numerose chiese, cappelle ed ospedali.

Dell’ edificio originale restano tracce di eccezionale valore: sono visibili capitelli ad intreccio di fogliame, risalenti probabilmente al X secolo e sotto il livello dell’attuale chiesa è presente un’antica cripta con interessanti arcate, visitabile previa richiesta al sagrestano. L’attuale struttura della chiesa, dovuta a rifacimenti del Sette-Ottocento, altera la lettura d’insieme d’edificio, le cui parti più antiche sono coeve alla cripta di S. Maria di Montovolo.

Fino a tempi relativamente recenti Barbarolo ha costituito, con i suoi borghetti e le numerose case sparse, il borgo più popoloso dell’intero comune. A testimoniare dell’importanza e della vitalità di questo centro ricordiamo che proprio a Barbarolo fu fondata nel 1902, ed ebbe sede per oltre mezzo secolo, la Cassa rurale di depositi e prestiti, attualmente Banca di Credito Cooperativo, trasferitasi a Loiano nel 1958.

Dalla chiesa si prosegue in salita, sulla sinistra, seguendo la strada asfaltata e, oltrepassata una trattoria, si trova sulla sinistra l’indicazione per l’antica fonte in pietra della Castellina, recentemente restaurata, che si presta ad una sosta fresca e dissetante.

Dopo un breve tratto sull’asfalto lungo la Statale della Futa in direzione Loiano, si segue l’indicazione sulla destra e si raggiungono i Casoni, un piccolo borgo di antiche case rurali costruite direttamente sull’arenaria . Qui si innesta un raccordo con l’itinerario breve.

Alla fine dell’abitato, in prossimità di un grande albero di cedro, si svolta a destra per un sentiero che si sviluppa tra proprietà private, rasenta un’antica sorgente con fonte e lavatoio, attraversa campi e tratti di bosco e offre squarci di panorama sul contrafforte pliocenico fino alla pianura. Si prosegue fino alla casa rurale Cà di Cavedagna (indicata sulla mappa), la cui recinzione si costeggia tenendola alla sinistra. Lungo il crinale sono visibili tracce di postazioni per armi, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Giunti alla strada asfaltata ci si dirige verso la Guarda o piegando verso destra lungo la strada comunale o attraversandola ed imboccando il ripido sentiero che si inerpica fino al crinale e che lo segue verso nord con tratti esposti e panoramici. Raggiunta la località de La Guarda, si chiude l’itinerario scendendo all’Anconella tramite la strada comunale: le indicazioni sono ben visibili prima di entrare nell’abitato.

La Guarda

La Guarda è un antico centro risalente al XIV secolo, che deve il suo nome alla funzione di luogo di controllo lungo l’antica strada Bologna – Firenze. L’edificio più antico del borgo ha un ampio portico sorretto da colonne quadrate, in mattoni, sormontate da massicce travi in quercia. Un architrave posto sulla porta è datato 1520 e reca il simbolo dei Maestri Comacini; in questo edificio si trova un antico oratorio, ora destinato ad usi civili, intitolato a San Carlo Borromeo, che vi celebrò messa nel 1574, al ritorno da un pellegrinaggio a Roma.
Una bella documentazione fotografica del borgo si trova sul sito Prolocoloiano.com

la guarda loiano

I giardini del Casoncello

Per chi passa da queste parti è consigliata la visita ai Giardini del Casoncello, un luogo meraviglioso che la proprietaria, Maria Gabriella Buccioli, ha creato trasformando il podere di famiglia in un giardino. I lavori sono iniziati nel 1980 con il recupero della casa padronale e del fienile, attuato nel pieno rispetto dei luoghi e delle strutture originarie, per terminare nel 1996 con la piena realizzazione dei giardini.Qui la natura e la mano dell’uomo si fondono per dare vita a un luogo magico, colorato in ogni stagione dell’anno, con piante adatte al clima, alle stagioni e ai terreni della zona. Vi si scoprono anfratti, radure, aiuole, parti di bosco che si addentrano nei giardini e viceversa, una enorme varietà di piante, fiori e arbustive, scelte e collocate con cura per realizzare non un orto botanico ma un giardino delle meraviglie, dove trovare un angolo di pace e armonia. Giardini, al plurale, perché il Casoncello è un insieme di più spazi dai nomi particolari pensati e voluti distinti ma comunque collegati tra loro: giardino delle erbe, della costa di casa, giardino-frutteto, bosco-giardino, orto-giardino, radura delle lucciole, giardino della casa che non c’è, prato dei ciliegi e tanti altri. Per la coltivazione delle piante e la lotta ai parassiti e alle erbacce non vengono utilizzati prodotti chimici di nessun genere.

I Giardini del Casoncello sono raggiungibili in auto dalla Fondovalle Savena (attraverso La Valle di Scascoli) o dalla Statale della Futa (attraverso la Guarda o l’Anconella) con indicazioni in loco.
Per informazioni e prenotazioni https://giardinidelcasoncello.net/come-raggiungerci/

Dove dormire

Dove dormire

All’Anconella

CASA DI CINTI appartamenti per vacanze nel borgo dell’Anconella, disponibili anche per una sola notte
Via San Vincenzo 8/1 Loiano tel. 051-928033 info@casadicinti.com

BORGO ANCONELLA appartamenti per vacanze in edificio storico presso la Trattoria Anconella
Via Anconella, 39 tel. 051-928373 affittacanconella@libero.it

A Barbarolo

LA TORRETTA DI BARBAROLO B&B in antico edificio in località Poggiolo nei pressi di Barbarolo
Via della Valle 25 Loiano tel. 380 635 3310 info@latorrettadibarbarolo.it

Dove mangiare

All’Anconella

TRATTORIA ANCONELLA ristorante in edificio storico nel centro del borgo, cucina tipica
Via Anconella, 41/43 Loiano Tel. 051-928373

A Sabbioni

BAR IL TELEGRAFO bevande e panini
Via Sabbioni 37 Loiano tel. 051 654 5447

A Barbarolo

BAR TRATTORIA NALDI trattoria casalinga tra Barbarolo e la Statale della Futa
Via Barbarolo 8 Loiano tel. 051-928041

Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Loiano, Scanello, Quinzano, Parco Archeologico di Monte Bibele

Lunghezza: 8 km c.a

Tempo di percorrenza: 4 ore oltre alla visita al parco archeologico, che richiede circa un’ora

Come si raggiunge

In auto: Loiano è raggiungibile percorrendo la Strada Statale della Futa, oppure la Strada Provinciale Fondovalle Savena

Collegamento extraurbano: linee 900, 906, 918 fermata Loiano. Chi volesse partire da Quinzano o rientrare da Quinzano senza tornare fino a Loiano, deve prendere il 918, fermata Quinzano. Chi vuole proseguire fino a Monterenzio e rientrare con i mezzi pubblici, può prendere la linea 918 verso Bologna, o verso Quinzano-Loiano a seconda delle necessità, oppure la linea 916 verso Bologna.
Per gli orari, consultare il sito Tper

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico, architettonico e archeologico.

L’itinerario può svolgersi nell’arco della giornata se si limita alla visita all’area archeologica di Monte Bibele, mentre è consigliabile suddividerlo in due giornate, se si vuole proseguire a piedi fino a Monterenzio e visitare il Museo Archeologico Luigi Fantini.

Per chi si muove a piedi, è possibile rientrare a Bologna con le linee di trasporto extraurbano, oppure rientrare per lo stesso percorso fino a Loiano, se si è lasciata qui la propria auto.

 

ATTENZIONE: nella prima parte del percorso il sentiero 803 segue la stessa direzione dei sentieri 941 e 827 che portano rispettivamente a Sabbioni-Anconella-Fondovalle Savena e a Molino delle Colore-Torrente Zena.
Fare attenzione alla segnaletica!

Mappa Itinerario Loiano Monte Bibele
Mappa Itinerario Loiano – Monte Bibele - Clicca per ingrandire PDF

Loiano

Il paese di Loiano è situato lungo la SS 65 della Futa, a circa 35 km. da Bologna, in una posizione importante di collegamento fra l’Emilia-Romagna e la Toscana, quindi fra Italia settentrionale e centrale.

Loiano e molte delle località nei suoi dintorni sono quasi certamente di origine romana e ciò lo si desume dall’origine dei nomi, che in molti casi sono toponimi prediali, più che dagli scarsi ritrovamenti archeologici. Ma non è da escludersi una più antica origine dell’abitato ricollegandosi ad insediamenti di epoca precedente rinvenuti poco distanti dai confini comunali.

Nel corso dei secoli il paese si è trovato su un’importante via di comunicazione in una zona di confine dapprima tra il regno dei Goti e l’Esarcato successivamente tra i domini di potenti famiglie da un lato, e il Comune di Bologna dall’altro: infine, tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana.

Nell’XI secolo il territorio Loianese fu conteso tra i marchesi di Toscana e famiglie nobili di origine germanica scese in Italia al seguito dei re Longobardi. Successivamente è rientrato nei possedimento della contessa Matilde di Canossa, che li ha donati alla Chiesa Pisana, assieme  a una grande proprietà che comprendeva terreni a Scanello, Barbarolo, Casedro e Loiano. Il vescovo di Pisa li cedette a Ubaldo Malavolta della stirpe degli Ubaldini del Mugello, dal quale probabilmente ha avuto origine la famiglia dei Lojani, che prende il proprio nome dal paese e non viceversa, come si è creduto a lungo.

Durante il medioevo, Loiano fu al centro delle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1377 il castello fu distrutto e ricostruito 25 anni dopo in località Pellegrino, per essere nuovamente abbattuto e ricostruito e infine devastato dalle milizie di Giovanni Bentivoglio. Questi fu poi punito col linciaggio sulla piazza a Bologna. I loianesi avevano preso le parti di due famiglie bolognesi: i Gozzadini e i Galluzzi, sostenitori dei Visconti che presto sarebbero divenuti i nuovi Signori di Bologna.

Nel 1512 Bologna e Loiano ricaddero sotto il dominio pontificio col papa Giulio II e per un lungo periodo non si verificarono avvenimenti di particolare importanza storica.

Negli anni a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo, Loiano ha affrontato le traversie per le guerre che affliggono l’Italia: fu prima con la Repubblica Cispadana poi Transpadana quindi nel 1797 con la Cisalpina e dal 1802 al 1805 fece parte della Repubblica Italiana.

Per alcuni secoli Loiano rimase centro amministrativo di prim’ordine e questa prerogativa

venne conservata anche nel periodo napoleonico. Si sa per certo che furono parecchi i loianesi che si arruolarono nelle truppe di Napoleone. Dopo il congresso di Vienna il territorio di Loiano passò sotto la giurisdizione dello stato pontificio.

Cosa vedere

Loiano è una graziosa località, dove si può trascorrere una piacevole giornata visitando il paese e i suoi dintorni, magari fermandosi per assaggiare la cucina locale, in uno dei tanti ristoranti e trattorie.

Il centro del paese conserva ancora antichi edifici, uno dei quali con portico antistante. Proprio in questo palazzo ha soggiornato Goethe, di passaggio nel suo viaggio in Italia.

Meritano una visita la Chiesa Parrocchiale di San Giacomo e Santa Margherita, nel centro del paese, il cui nucleo originario risale almeno al XIV secolo, completamente rimaneggiata nell’Ottocento. All’interno sono conservate una raffigurazione di San Giacomo ad opera di Denijs Calvaert e una pietà di epoca settecentesca. Calvaert fu un importante pittore fiammingo nato in Belgio nel 1540 e morto a Bologna nel 1619.

Il Museo Minima Devotio, in via Roma 60, nella piazza principale del paese, di fronte al Palazzo del Comune, conserva un’interessante collezione di santini, ex-voto e oggetti devozionali.

Da non perdere, l’Osservatorio e parco astronomico gestito dall’INAF di Bologna. Un primo edificio,  in via Nazionale 11, dotato di una lene Zeiss, da 60 cm, fu inaugurato nel 1936. Adiacente all’osservatorio si trova il planetario, realizzato nel 2015. Nel 1976 la stazione osservativa fu ampliata con un secondo edificio, in località Orzale, a 1 km, da Loiano in direzione di Moghidoro e a 500 m. dal precedente. Il telescopio, dedicato a Gian Domenico Cassini, ha una lente di 152 cm. di diametro ed è il secondo in Italia per dimensioni. Vengono organizzate attività didattiche e osservazioni di particolari fenomeni celesti, rivolte al pubblico e alle scuole. Per informazioni su aperture e iniziative Oas.inaf.it/loiano

Partendo dal Municipio di Loiano si procede in direzione sud lungo Via Roma, da dove si sale a sinistra prendendo Via Molino a vento e continuando su di essa fino ad incrociare Via Luigi Pozzi. Si prosegue su Via Pozzi mantenendo la sinistra fino a che, dopo circa 500 metri, sulla destra si incontra il sentiero 803 CAI. Si prosegue per circa 3,5 km c.a, passando per le località di Cà di Moschino e Cà di Rizzi.

Poco dopo questa località, sempre in direzione di Scanello, sulla sinistra in posizione sopraelevata rispetto alla strada si incontra una grande villa dove, tra ottobre 1944 e aprile 1945 ha avuto sede il quartier generale della V armata americana. Una lapide posta all’entrata della casa, firmata dal generale Clark, ricorda che qui si sarebbe trattenuto l’allora generale e futuro presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower, in visita ai reparti. La casa, di proprietà di privati, è visibile solo dall’esterno.

Si prosegue fino a raggiungere la Chiesa di Scanello, dedicata a San Giovanni Battista, che sorge su un altopiano lungo la strada provinciale che da Loiano conduce a Quinzano e a San Benedetto del Querceto.
La chiesa è da ritenersi molto antica, anche se l’attuale edificio risale al XVIII sec., essendo stato costruito
sui resti di un edificio ben più antico, completamente demolito verso la metà del Seicento.

Infatti, l’Elenco di Chiese della Diocesi di Bologna, redatto nel 1300 e conservato nell’Archivio Vaticano, indica la presenza della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Scanello; l’antico edificio risaliva, dunque, a un’epoca molto precedente, probabilmente ad un contesto longobardo. Al suo interno alcune pregevoli pale, tra cui quella dell’altare maggiore opera di Bartolomeo Passarotti. La parrocchia di Scanello si presenta oggi come un’unità territorialmente composta dall’aggregazione di tre antiche comunità facenti capo alle chiese di San Giovanni Battista di Scanello, S. Martino di Quinzano – entrambe nel Comune di Loiano – e S. Maria Assunta di Gragnano, nel Comune di Monghidoro. Dal 2021 fa parte della Parrocchia Collegiata di Loiano che ha raggruppato tutto le parrocchie del territorio comunale.

Palazzo Loup

Accanto alla Chiesa si trova Palazzo Loup, più anticamente Villa della Fratte. Il palazzo prende la denominazione attuale da un suo illustre proprietario, Luigi Loup, nobile agronomo svizzero, grande innovatore, impegnato in politica, che seppe trasformare la tenuta di Scanello in una moderna azienda agricola. L’edificio originale di Palazzo Loup era infatti molto diverso da quello attuale, dal momento che era stato costruito sui ruderi del Castello di Scanello di origine medievale, che sorge sul luogo dell’antica curtis, centro dei possedimenti di Matilde di Canossa, donati nel 1077 all’arcivescovo di Pisa. Nella storia,  transitarono da questo luogo nobili famiglie come i Calderini, i Taruffi e i Massa. Nel 1805 a Palazzo Loup soggiornò Papa Pio VII, di ritorno a Roma, per ristorarsi dal lungo viaggio che lo aveva condotto a Parigi per l’incoronazione a imperatore di Napoleone Bonaparte.

Il 28 settembre 1859 Luigi Loup ospitò il “Convegno Segreto di Scanello”, volto all’unificazione doganale e monetaria fra Toscana, Romagna e fra i ducati di Modena e Parma, in vista dell’unità d’Italia sotto il regno di Vittorio Emanuele II. Vi presero parte importanti personaggi della scena politica del tempo: Marco Minghetti, Bettino Ricasoli, Luigi Carlo Farini, Leonetto Cipriani e Rodolfo Audinot, i quali, come riporta la lapide affissa su un muro interno del palazzo e che ricorda il convegno, stabilirono di togliere ogni barriera doganale fra Toscana, Romagne, Modena e Parma e predisposero i futuri provvedimenti per l’unificazione dell’Italia centrale sotto il regno di Vittorio Emanuele II.

L’edificio attuale, ora trasformato in un lussuoso hotel, si presenta come una residenza padronale rurale, elegante ma un po’austera. Il palazzo è circondato da un grande parco con annesse costruzioni in pietra, che erano edifici accessori e scuderie, oggi dependance dell’albergo e sala conferenze. Dal parco si ha una bella veduta sul panorama della pianura sottostante.

Palazzo Loup vista

Si prosegue lungo la strada provinciale (Via Zena) per 2 km fino a raggiungere Quinzano, grazioso e antico borgo, in cui si può ammirare un esempio di casa torre, con evidenti tracce architettoniche di epoca medievale nella forma delle porte e delle finestre.

Quinzano e le case torre

Il borgo di Quinzano si trova all’estremità orientale del Comune di Loiano, presso le sorgenti del torrente Zena, a 546 m.s.l.m.. La sua origine è chiaramente romana (Fundus quintianus). Caratteristica tipica del paese è la casa-torre, esempio di architettura civile fortificata di epoca medievale, perdurata fino a epoca più recente. Le case torre si inseriscono in una tradizione tipica dell’Appennino, diffuse principalmente nell’area reggiana. Si presentano a volte come vere e proprie torri isolate, a volte collegate ad un’abitazione tradizionale.

La casa-torre di Quinzano, documentata anche dalle foto lasciate dal famoso storico locale Luigi Fantini, mostra le caratteristiche tipiche di questo genere di edificio: ha un’ampia base quadrata e si articola su tre o più piani, con allestimento e funzione diversi. Le murature sono in pietra locale.

Gli ambienti interni sono raggiungibili attraverso un ingresso sopraelevato a scopo difensivo, così le finestre piccole e rade avevano una difensiva, oltre a quella di garantire l’isolamento termico della costruzione. ed erano dotati di rade e piccole finestre che evitavano la dispersione del calore ed aumentavano la sicurezza.

La casa-torre di Quinzano appartiene a privati, che possono consentire la visita su richiesta.

Casa torre Quinzano

Dal centro di Quinzano parte un sentiero che, protendendosi nella suggestiva valle dello Zena, conduce all’area archeologica di Monte Bibele: il percorso ad anello, che tocca il Centro servizi del parco, la zona archeologica e la sommità di Monte Bibele ha inizio di fronte al centro sociale di Piazza della Pace (segnalazioni in loco). Percorrendo la suggestiva Via della Carrozza, la quale si addentra nel sottobosco in leggera salita, si può facilmente raggiungere l’area dell’abitato etrusco celtico di Pianella di Monte Savino, dove è possibile effettuare una visita guidata su prenotazione. Le visite guidate partono dal Centro servizi (raggiungibile anche in auto da Quinzano lungo Via Zena) dove sono disponibili auto elettriche. È possibile visitare il sito in autonomia, grazie alla cartellonistica numerata che illustra in maniera approfondita la vita dell’abitato, dalla sua fondazione all’ultimo periodo di frequentazione.

Il sentiero che porta all’insediamento etrusco-celtico di Monte Bibele ha diversi punti panoramici sui due versanti di un crinale, verso la pianura e il mare da un lato, verso le colline della Toscana, ovvero verso l’Etruria dall’altro. È possibile infatti che la componente etrusca dell’abitato sia arrivata da quelle zone. L’insediamento si trova quindi in una posizione sopraelevata facilmente difendibile e di importanza strategica, lungo quella che all’epoca era un’importante via di comunicazione tra la Pianura Padana e l’Etruria.

L’abitato Etrusco Celtico di Monte Bibele

L’abitato etrusco-celtico di Monte Bibele è situato tra i boschi di Pianella di Monte Savino. Gli scavi hanno portato alla luce ampi tratti di muri e, ancora intatta, la grande cisterna, a testimonianza dell’esistenza, in questo luogo, di un importante centro di epoca etrusco-celtico e tracce di frequentazione durante l’età del Bronzo Recente. Non a caso la sicurezza del luogo, naturalmente ben difeso, e la disponibilità di risorse idriche, ne determinarono la scelta come punto privilegiato per l’insediamento umano.

Le evidenze archeologiche più consistenti risalgono agli inizi del IV secolo a.C., quando un gruppo di Etruschi occupò le pendici di Monte Bibele. L’arrivo di popolazioni celtiche da nord è collocabile tra il 375 e il 350 a. C.: dall’incontro tra i due popoli è nata una pacifica comunità multietnica.

Per rendere abitabile la zona, caratterizzata da una forte pendenza tutta l’area di circa 7000 mq venne disboscata e furono realizzati una serie di terrazzamenti consecutivi: su tali terrazzamenti vennero costruite in seguito una quarantina di unità abitative collegate tra loro da un sistema di rampe e vialetti (i quali servivano anche a favorire lo smaltimento delle acque piovane). Grazie al lavoro degli archeologi, è stato possibile ricostruire i basamenti delle case, costruiti in pietra a secco, e il sistema viario. La parte sopraelevata delle case aveva pareti in legno e tetti in paglia, quindi è andata distrutta. Gli archeologi hanno però ricostruito un’abitazione, utilizzando materiali analoghi a quelli dell’epoca, visibile nella parte sopraelevata dell’area archeologica.

Nella zona meridionale dell’abitato, detta “area fulmini”, è stato indagato un settore in cui la vena rocciosa affiorante attira naturalmente la caduta di fulmini: in quest’area fu probabilmente fondato l’abitato ad opera degli auguri, i sacerdoti etruschi, i quali interpretarono questi particolari eventi atmosferici come un segno divino di Tinia (Zeus per i romani), di buon auspicio per la fondazione del villaggio. Qui è stato reperito un oggetto piatto e circolare di terracotta, con la superficie divisa in fasce concentriche e settori e un foro nel mezzo, dove probabilmente veniva collocata un’asticella: studi accurati hanno lo hanno identificato come quadrante solare, che doveva servire a indicare le ore del giorno, così come i momenti più propizi per celebrare i rituali.

Nella parte bassa dell’abitato si trova una cavità, un inghiottitoio carsico dalla stretta imboccatura, profondo circa 12 m. Qui confluiscono le acque piovane ed è possibile che il villaggio sia stato costruito in modo tale da avere una pendenza che consentisse il deflusso delle acque piovane in questo punto. Questa cavità aveva però anche una funzione cultuale: in quanto apertura verso le viscere della terra, veniva considerata un punto di contatto con il mondo infero e le sue divinità. Per questo, qui sono state ritrovate parecchie statuette votive, gettate a propiziare le divinità dell’aldilà.

Il cunicolo è noto anche come “tana del tasso”, perché fu scoperto negli anni ’50 da un gruppo di cacciatori che inseguivano un tasso, il quale trovò rifugio in questa cavità.

Lo studio dei materiali ritrovati nel corso degli scavi ha permesso di delineare un quadro abbastanza dettagliato della vita all’interno del villaggio.

In quella che oggi è classificata come casa n. 8 è stata ritrovata una piccola pila di monete di provenienza campana e romana, la probabile paga di un soldato. Le monete, ora conservate presso il Museo Archeologico di Monterenzio, sono state ritrovate fuse insieme, come se fossero state esposte a una temperatura altissima. Questo elemento spiega anche la probabile fine dell’abitato, quasi certamente a causa di un fulmine che sarebbe caduto proprio su questa abitazione, in prossimità delle monete, che si sarebbero fuse a causa della folgorazione della scarica elettrica. Ne sarebbe seguito un incendio che avrebbe distrutto il villaggio e spinto gli abitanti ad andarsene. Le caratteristiche dell’area, disposta su rocce che hanno la particolarità di attrarre i fulmini, come testimoniato anche dagli archeologi che vi hanno lavorato, rende questa spiegazione più che plausibile. La fine dell’abitato di Monte Bibele sarebbe avvenuta intorno al 215 a.C..

Resti di semi e ossa di animali reperiti nell’insediamento ci dicono che il lavoro nei campi, la caccia e l’allevamento di bestiame occupavano un ruolo importante nell’economia delle comunità e testimoniano l’ampio consumo di suini e capri-ovini.

All’interno del parco archeologico è ancora possibile scorgere qualche traccia della necropoli situata sulla sommità di Monte Tamburino, separata da una certa distanza dall’abitato, come era d’uso, e raggiungibile seguendo le indicazioni: mentre le tombe, molto semplici, non sono particolarmente visibili e non rivestono un interesse monumentale, a differenza di quelle delle necropoli dell’Etruria, da qui si può godere di una suggestiva vista panoramica sulle vallate circostanti. I ricchi corredi tombali sono ora conservati presso il Museo Archeologico Luigi Fantini di Monterenzio.

Informazioni particolareggiate sullo scavo e sul museo si trovano al sito https://montebibele.eu/ Si consiglia la consultazione prima di effettuare la visita.

Una volta terminata la visita al parco archeologico, è possibile fare ritorno ai propri mezzi seguendo lo stesso percorso a ritroso oppure usufruendo del servizio extraurbano (fermata della linea 918 di Quinzano, situata di fronte a Via del Poggio), in direzione di Bologna o di Loiano.

È consigliabile la visita al Museo Archeologico Luigi Fantini a Monterenzio, dove sono conservati i reperti provenienti dall’abitato di Monte Bibele e dalla necropoli di Monte Tamburino,

Si può raggiungere Monterenzio continuando il percorso lungo i sentieri 805-805a-809.

In questo caso, è possibile rientrare seguendo lo stesso percorso, oppure utilizzando il trasporto extraurbano della linea 916, in direzione Bologna o 918 in direzione Loiano.

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Dove dormire

Dove dormire

A Loiano

LOCANDA DEL VIANDANTE   B&B alla prima periferia del paese presso Antica Corona
Via Roma 1 Loiano tel. 051-6545356 anticostradello1810@gmail.com

LA TANA DEGLI SCOIATTOLI   B&B alla periferia del paese Via Napoleonica 7 Loiano
tel. 3402392938 melegamassimo@gmail.com

A Scanello

PALAZZO LOUP   Hotel centro benessere in dimora storica a Scanello
Via S.Margherita 21 Loiano  tel. 051-6544040 info@palazzo-loup.it

A Monte Bibele

Facendo richiesta all’Associazione Arca, che gestisce il parco archeologico, è possibile sostare con la propria tenda nel prato antistante il centro servizi. Per informazioni https://montebibele.eu/contatti-3/

Dove mangiare

A Loiano:

BENVENUTI storico ristorante nel centro del paese con ampia terrazza, cucina tipica.
Via Roma 9/1 Loiano   tel. 3665981818

BENVENUTI BAR, attiguo al ristorante, ma con una gestione diversa, adatto per pasti veloci con panini e spuntini o aperitivi

ANTICA CORONA pizzeria osteria con cucina nel centro del paese.
Via Roma 23/3 Loiano tel. 051-6544901

DONCA BISTROT locale frequentato dai giovani che serve bevande e prodotti della cucina locale.
Via Marconi 8/6 tel. 3332833086

ANTICO STRADELLO 1810 ristorante pizzeria con grande giardino nella prima periferia del paese.
Via Roma 1 Loiano tel. 051-6545356

A Scanello

LE VOLTE ristorante tel. 051-6550218 levolte@palazzo-loup.it cucina tipica rivisitata.

IL CALESSE pizzeria   051/6550218   info@palazzo-loup.it

Entrambi i locali si trovano a Scanello presso la dimora storica Palazzo Loup Via Santa Margherita 20 Loiano

A Quinzano

IL POSTIGLIONE ristorante pizzeria nel borgo di Quinzano presso la partenza della Via della Carrozza che conduce  Monte Bibele
Via Ugo Foscolo 11 Loiano tel 051-6546104 info@ristoranteilpostiglione.it

A Monte Bibele

È possibile prenotare un pranzo o una cena presso il centro servizi del parco archeologico di Monte Bibele, grazie al Ristoro Culturale Sosta Bibele, che propone piatti della tradizione gastronomica locale e ricette tradizionali. https://montebibele.eu/mc-events/sosta-bibele-ristoro-culturale/

Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Monghidoro Piamaggio – Mulino di Mazzone – Monte dell’Alpe – Osteria del Fantorno – Passo della Raticosa – Rocca di Cavrenno – Frassineta – Pallerano – Piamaggio

Lunghezza: 22 km

Tempo di percorrenza: 10 ore: è consigliabile suddividere l’escursione in due giornate

Dislivello: 1.200 mt

Come si raggiunge: in auto dalla Strada Statale 65 della Futa fino a Monghidoro o la SP 60, che si dirama dalla SS 65 a Pianoro Vecchio

In auto: dalla Strada Statale 65 della Futa fino a Livergnano

Collegamento extraurbano: Linea TPER n. 906 Bologna-Monghidoro.
Per gli orari, consultare il sito Tper

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico, architettonico.

Si tratta di un itinerario impegnativo per lunghezza e dislivello, che è consigliabile dividere in due giornate. Per chi volesse percorrere l’intero itinerario in due giornate, il luogo più indicato per il pernottamento è il passo della Raticosa.

Occorre inoltre prevedere i tempi aggiuntivi per le eventuali visite al Museo della Civiltà contadina e Piccolo Museo dell’Emigrante di Piamaggio.e al Mulino di Mazzone.

L’itinerario può essere spezzato in alternativa in due anelli, da percorrere in momenti diversi, anche a distanza l’uno dall’atro: v. Variante 1 e 2.

Il Mulino Mazzone e la Martina possono essere visitati separatamente.

Mappa Itinerario Monghidoro

MONGHIDORO O “SCARICALASINO”?

Il paese di Monghidoro, da cui parte l’anello, è posto sulla antica strada Bologna – Firenze, una delle principali vie di comunicazione storiche d’Italia. Il toponimo deriva da Mons Gothorum, Monte dei Goti, con riferimento ad un insediamento barbarico posto nell’alto medioevo a presidio del valico tra Emilia e Toscana. L’abitato assunse la denominazione popolare di Scaricalasino quando nel 1264 il Comune di Bologna lo trasformò in borgo fortificato e stazione doganale, dove gli animali da soma venivano scaricati dalle merci per il controllo daziario, dopo le faticose salite percorse.

L’abitato, posto a 841 metri s.l.m, presenta diversi motivi di interesse: da vedere il Chiostro della Cisterna, ovvero ciò che resta del cinquecentesco Monastero Olivetano fondato dal capitano di ventura Ramazzotto, proprio nel centro del paese, e la vicina Chiesa di Santa Maria Assunta edificata nel 1950 su progetto dell’architetto Luigi Vignali. Nell’adiacente Sala Don Bosco (aperture su richiesta) una mostra di arte sacra. Tra le risorse naturalistiche, di grande interesse è l’Alpe di Monghidoro, un’area montana che si estende fino alla vicina Toscana, paradiso per escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo.

ARRIVANDO A MONGHIDORO, LA “VIA DEL MULINI”

A chi raggiunge Monghidoro in auto, in moto o in bicicletta, è consigliabile percorrere la SP 60, meglio nota come Fondovalle Savena che si dirama dalla SS 65 della Futa all’altezza di Pianoro e prosegue lungo il tracciato del torrente Savena, in un percorso a tratti panoramici, che incontrano piccoli canion scavati nelle pareti di arenaria del Contrafforte.

Nel tratto finale della strada, oltre il bivio per Loiano, in prossimità di Monghidoro, sulla destra per chi viene da Bologna, si incontrano almeno tre mulini ad acqua: il primo è il Mulino dell’Allocco (o Molino Allocco), una bella costruzione in pietra a vista costruita nel 1874, con un loggiato sulla facciata dell’edificio principale ornato da archi.

Mulino Allocco 2      Mulino Allocco

Il complesso è collegato alla strada da un grazioso ponticello. Il mulino ha continuato a macinare fino al 1982 e l’impianto è tuttora funzionante, grazie al ripristino degli attuali abitanti. Nonostante oggi sia proprietà privata, quindi visitabile solo dall’esterno, merita comunque una sosta, in quanto rende efficacemente l’dea di questo tipo di architettura, collegata a un’attività produttiva importante per l’economia della valle.

Proseguendo, si incontra il Mulino della Grillara, al centro di un piccolo e antico borgo di case in pietra addossate a una ripida parete di roccia. Sull’architrave della finestra del mulino è incisa la data 1599. Il mulino è stato attivo fino al 1966.

Mulino della Grillara

Poco oltre, in posizione un po’ nascosta sotto il livello della strada, si trova il Mulino Donino, risalente al XVII secolo, composto da quattro costruzioni degradanti verso il fiume, all’interno di ognuna delle quali si trovava una macina.
Volendo, con una piccola deviazione e dopo avere percorso un breve tratto di sentiero (Cai 909) si raggiungono i Mulini di Cà Guglielmo, un complesso di tre mulini immersi nel bosco, costruito tra il 1774 e l’inizio dell’Ottocento.

Chi desiderasse invece realizzare un percorso abbastanza completo lungo la Via dei Mulini, può iniziare il tracciato dal bellissimo Mulino del Pero, all’interno della proprietà di cui fanno parte anche il ristorane, un piccolo bed and breakfast e il circolo del golf. Le macine, che si trovano nell’attuale sala da pranzo del ristorante, sono state ripristinate e rese funzionanti dai proprietari. Il Mulino del Pero si raggiunge svoltando a destra dalla fondovalle, al bivio Loiano-Munzuno, in direzione di quest’ultima, quindi a destra per chi proviene da Bologna. Subito dopo la deviazione, si incontra sulla destra un vialetto, che conduce al complesso.

Il percorso termina con il Mulino Mazzone, parte integrante dell’itinerario Monghidoro-Monte dell’Alpe.

Dal centro del paese si imbocca il sentiero CAI 907 che scende verso il cimitero e si lascia l’asfalto per imboccare una ‘cavedagna’che rasenta La Casella e passa a valle di Pian dei Grilli raggiungendo in breve la frazione di Piamaggio, in prossimità del Santuario dedicato alla Madonna di Pompei, punto tappa del percorso “Mater Dei”.

A pochi metri dalla chiesa si trovano il Museo della Civiltà contadina e il Piccolo Museo dell’Emigrante.

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA - PICCOLO MUSEO DELL’ EMIGRANTE

Il Museo della Civiltà contadina dell’Appennino ripropone alcuni ambienti esistenti nel nostro territorio fino agli anni ’60 del secolo scorso: una cucina con il camino e una serie di utensili, una camera da letto, una classe di scuola elementare, alcuni ambienti di lavoro. Vi è anche ricostruito, in scala 1/3, un mulino ad acqua.

Nel Piccolo museo dell’Emigrante, su grandi pannelli, è narrata la storia dell’emigrazione italiana dal 1875 ad oggi.

Attraverso documenti e oggetti, viene ricostruita anche l’emigrazione di tanti uomini e donne monghidoresi.

Il museo è ubicato in Via Provinciale 13 Piamaggio Monghidoro. Le visite per gruppi sono su prenotazione ai numeri 347-2769689 o 331-4430004 e info: https://museimonghidoro.it/ (Foto seguente: museimonghidoro.it)

Musei Monghidoro

Dalla piazzetta si imbocca Via Don Ubaldo Sazzini fino ad immettersi sulla Via Villa di Mezzo che si percorre in discesa (da notare i fabbricati rurali storici) fino ad imboccare sulla sinistra Via Antonio Galli, giungendo al Mulino di Mazzone, antico opificio a forza idraulica ottimamente restaurato. La visita al Mulino di Mazzone può essere anche effettuata separatamente, facendo questa breve passeggiata dall’abitato di Piamaggio e ritorno.

IL MULINO DI MAZZONE

Il Mulino Mazzone si trova a 1,5 km dalla frazione di Piamaggio.

Per la complessità del fabbricato, la varietà di macine alloggiate, per la posizione geografica e per il fatto che ancora oggi è funzionante, questo mulino può essere considerato il più interessante della vallata.

Antecedente il 1785, anno in cui è riportato nel catasto Boncompagni con il toponimo pressoché identico all’attuale, Molino dè Mazzoni, il complesso, interamente visitabile, è composto dall’abitazione del mugnaio rimasta nella sua autenticità, da quattro locali distinti per ciascuna macina, dalla stalla e dai fienili trasformati in locali per la nuova attività di accoglienza turistica.

Il luogo è magico, a poca distanza dal paese di Piamaggio, sembra isolato dal mondo, circondato dal bosco e immerso in un bel giardino, molto ben curato.

Il Mulino di Mazzone è ubicato in Via Antonio Galli Piamaggio Monghidoro. Le visite guidate per gruppi su prenotazione al n. 377-3733014 e info: https://mulinomazzone.it/

 

Immagini del Mulino Mazzone

Oltrepassato il ponticello a valle del mulino, si prosegue per il sentiero CAI 905 (variante) che si inerpica fino ad oltrepassare la provinciale n.60 e sale decisamente attraverso i boschi che inverdiscono i fianchi del Monte dell’Alpe.

Si prosegue lasciando sulla destra La Casellina (m.900) e proseguendo sui percorsi segnalati localmente (Mng8, Mng2 e Mng3) che indicano la Croce del Monte dell’Alpe, attraverso il Prato del Gallo e le rovine dell’Antica Osteria del Fantorno, fino ad intercettare la ghiaiata che sale e che si imbocca tenendo la destra.

Dopo pochi metri si imbocca sulla destra la ripida Via dei Presepi che conduce al punto panoramico della Croce dell’Alpe ed la cima alberata (mt.1229) che si raggiunge risalendo il vasto prato.

MONTE DELL’ALPE

L’Alpe di Monghidoro rappresenta un luogo ideale per chi vuole fare attività a contatto della natura, in un contesto davvero incantevole e con percorsi per tutte le esigenze. I boschi di faggio, le incredibili viste sui monti che la circondano e sulla pianura, fanno da cornice a chi vuole passeggiare, fare un giro in mountain bike, o semplicemente godersi un po’ di fresco, magari gustandosi le deliziose crescentine dell’Osteria del Fantorno.

Informazioni sui percorsi e cartine con sentieri e itinerari all’Ufficio Informazioni Turistiche presso il Municipio di Monghidoro Via Matteotti 1 tel. 3314430004.

I luoghi di interesse lungo il percorso sono i ruderi dell’antica osteria del Fantorno e la Via dei Presepi, nella parte finale del sentiero che conduce alla cima.

L’antica osteria del Fantorno

In una spianata circondata da abeti secolari, a quota mt. 1080, dove si congiungono i sentieri che salgono da Piamaggio e dalla Nuova Osteria del Fantorno, sono visibili i ruderi dell’Antica Osteria del Fantorno posta sull’antico percorso che portava in Toscana e che, prima dell’unità d’Italia, era frequentato dai contrabbandieri che volevano evitare la dogana.

Sull’abbattimento e il probabile incendio della storica struttura si intrecciano suggestive leggende: che il fuoco sia stato appiccato da briganti scontenti del servizio ricevuto, dalle guardie di frontiera per smantellare un covo di contrabbandieri, da incaricati delle autorità dopo che un viaggiatore aveva trovato, conservato ed esibito un dito umano trovato tra la carne lessata servita col brodo di cottura. Poco distante, lungo il sentiero che porta al passo della Raticosa, scorre il confine tra Emilia e Toscana.

La Via dei Presepi

Lungo il ripido tratto di sentiero che dalla ghiaiata raggiunge la Croce dell’Alpe ed il terrazzo panoramico, sono ben ambientati tra le ceppaie dei faggi e le rocce affioranti tanti piccoli presepi; giunti in vetta si può visitare l’artistico presepe ospitato in una piccola capanna in legno che serve anche da riparo per gli escursionisti.

Poco distante, in prossimità di un cartellone che illustra la zona, si imbocca in discesa la larga ghiaiata che, con un percorso panoramico, raggiunge il nuovo Rifugio del Fantorno (mt. 1035).

Da qui si può decidere se tornare a Piamaggio, oppure percorrere l’intero itinerario. In questo caso, è consigliato il pernottamento al passo della Raticosa.

Quando si è già in vista del rifugio, si imbocca sulla destra un sentiero che reca l’indicazione per il Passo della Raticosa e che si inoltra nel bosco, oltrepassa una la Fonte del Ginepro (lasciare sulla sinistra la diramazione che scende sulla Statale della Futa in località La Posta) e va a sboccare nel sentiero CAI 917 che conduce al Passo della Raticosa (mt.968).

 

 

LA RATICOSA

La Raticosa è un valico che separa geograficamente la Toscana dall’Emilia-Romagna. E’ posto all’altitudine di mt. 968 nel territorio del Comune di Firenzuola lungo la storica Strada Statale n.65 della Futa, altro passo che si trova 13 km più a sud, ad una altitudine di 903 mt.

Il piazzale brulica spesso di motociclisti saliti dai due versanti per godere della bellezza del percorso stradale ed è stato il punto di arrivo o di passaggio di gare automobilistiche (cronoscalata Bologna-Raticosa, Mille Miglia) motociclistiche (Milano-Taranto) e ciclistiche (Bologna-Raticosa 1° edizione anno 1931).

Raticosa 1

Si imbocca la strada provinciale n.58 Piancaldolese e dopo 1,5 km tenere la sinistra imboccando la provinciale n.121 di Frassineta; dopo circa 1 km si imbocca sulla sinistra Via Cavrenno che conduce in breve al piccolo borgo di Cavrenno (mt.801).

Di qui in breve si può raggiungere la Rocca di Cavrenno (mt.867), punto panoramico su cui sorgeva un’antica fortezza e l’adiacente Rocchino, un inusuale sperone di roccia calcarea che presenta diverse vie di arrampicata.

Il sentiero dalla Raticosa al Rocchino passa dal crinale, un’ampia distesa di prato e arbusti ai piedi della quale si apre, verso sud, una bellissima veduta sul Mugello.

Immagini Raticosa veduta sul Mugello

IL MONTE ROCCA E IL VICINO “ROCCHINO”

Il monte, un cono isolato di 867 mt. che domina la testata della Valle dell’Idice, in prossimità del piccolo borgo di Cavrenno, trae il nome da un antico fortilizio che si trovava sulla sommità del monte, venduto nel 1294 dagli Ubaldini al Comune di Bologna. Fonti scritte lo citano come castello fino al 1479, quando passò ai fiorentini e fu poi completamente demolito.

Diviso dal monte da una selletta il Rocchino è un inusuale sperone di roccia calcarea geologicamente molto rara in Appennino. Suddiviso in tre settori il dente è attrezzato su diverse vie praticabili da arrampicatori esperti dotati di idonea attrezzatura (per informazioni consultare il gruppo FB: Raticosa Climbing – Arrampicare al Rocchino e al Sasso della Mantesca).

 

Dall’abitato di Cavrenno si prosegue per il sentiero CAI 823 che segue la ghiaiata e attraversa su un ponte il Fiume Idice e, oltrepassata la casa La Fora, prende a destra scendendo verso Frassineta attraverso pascoli e antichi borghi.

 

FRASSINETA – LA MARTINA

Frassineta, frazione del comune di Monghidoro, era una villa, cioè una comunità rurale non fortificata, facente parte della comunità di Campeggio, che il comune di Bologna nel 1223 inscrisse, insieme a tutte quelle poste nella valle dell’Idice, nel quartiere di Porta Ravennate. Diverse case del borgo conservano tipologia e materiali delle antiche abitazioni montanare.

A poca distanza da Frassineta si trova il Parco Provinciale La Martina – Monte Gurlano, un sito di interesse comunitario per le particolarità ambientali e geologiche. L’area della Martina offre una grande varietà di itinerari escursionistici. Informazioni sui sentieri si possono trovare sulle mappe agli ingressi FOTO del parco o lungo gli itinerari oppure consultando il sito https://monsgothorumnatura.it/

Il sentiero CAI 923, giunto sulla provinciale a Frassineta (mt.504), la percorre per un breve tratto e si immette a sinistra sulla strada comunale che supera il Fiume Idice e il borgo di Pallerano e, oltrepassati al Cà di là e I Poggioli (mt.630), si inerpica verso Monghidoro, chiudendo l’anello.

La località della Martina può essere visitata anche separatamente, partendo da Campeggio o da Frassineta

Le varianti

Questo lungo itinerario può essere spezzato in due itinerari più brevi, da percorrere in giornata. Proponiamo quindi 2 varianti semplificate, che consentono di dividere l’itinerario in due anelli, da percorrere anche in momenti differenti.

La variante 1 parte da Piamaggio, passa per il Mulino di Mazzone (strada asfaltata), sale verso il Balzo Arcigno, raggiunge la cima di Monte dell’Alpe (1.229 mt) attrverso i sentieri 8MNG e 3MNG, scende per la ghiaiata alla Nuova Osteria del Fantorno e di lì torna a Piamaggio (segnaletica in loco).

La variante 2 parte da Piamaggio, e segue la strada provinciale 60 fino alla rotonda di Cà del Costa, segue a destra lungo la statale della Futa fino in località Le Filigare (da vedere la Dogana Granducale e l’antico Ospedale dei pellegrini), scende a sinistra verso Casa Paganini, La Fora e il borgo di Cavrenno, sale sulla Rocca di Cavrenno (866 mt), prosegue fino ad incontrare la strada provinciale 58 e sale al Passo della Raticosa (968 mt), attraversata la strada segue per il sentiero CAI 917 cha abbandona tenendo la destra verso la Nuova Osteria del Fantorno che raggiunge e di lì torna a Piamaggio (segnaletica in loco).

 

Variante 1

 Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Piamaggio – Mulino Mazzone – Balzo Arcigno  – Monte dell’Alpe – Osteria del Fantorno – Piamaggio

Lunghezza: 8 km

Tempo di percorrenza: 3 ore

Dislivello: 600 mt

Come si raggiunge: in auto dalla Strada Statale 65 della Futa fino a Monghidoro, proseguendo due km oltre il paese, in località Cà del Costa, prendere a destra per Piamaggio.

Collegamento extraurbano: Linea TPER n. 906 Bologna-Monghidoro. Per gli orari, consultare il sito:
https://www.tper.it/content/linea-906-bologna-monghidoro-castel-dellalpi

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico- architettonico.

 

Variante 2

 Difficoltà: E (percorso escursionistico semplice)

Tappe principali: Piamaggio – Monte Rocca/Rocchino – Passo della Raticosa – Osteria del Fantorno – Piamaggio

Lunghezza: 11 km

Tempo di percorrenza: 4 ore

Dislivello: 350 metri

Come si raggiunge: in auto dalla Strada Statale 65 della Futa fino a Monghidoro, proseguendo due km oltre il paese, in località Cà del Costa, prendere a destra per Piamaggio.

Collegamento extraurbano: Linea TPER n. 906 Bologna-Monghidoro. Per gli orari, consultare il sito:
https://www.tper.it/content/linea-906-bologna-monghidoro-castel-dellalpi

Descrizione: itinerario di media montagna di interesse naturalistico, paesaggistico, storico- architettonico.

 

Dove dormire

Dove dormire

A Monghidoro

Hotel Kristall
Viale Roma 21 Monghidoro tel. 051/6555754

B&B Castelletti Rossi
Via de Gasperi 21 Monghidoro tel. 05/16554414

B&B Antica Frontiera
Via Primavera 9 Monghidoro (a Cà del Costa tra Monghidoro e Piamaggio) tel. 3408471105

A Piamaggio

B&B La Calla
Via Paterna 36 Piamaggio tel. 3482821610

B&B Mulino di Mazzone
Via Antonio Galli Piamaggio Monghidoro. tel. 377-3733014

Al Passo della Raticosa

B&B Antica Terrazza Pietramala
Via Pietramala, 822 Firenzuola (a 1,5 km dalla Raticosa in direzione Firenze) tel. 3351016576

A Frassineta

Camping La Martina
Via Cà della Selva 3 Monghidoro (a 3 km da Frassineta) tel. camping: 3409457386 e 3384069442, ristorante: 3441875829.

A Loiano

Molino del Pero
Via Molino Del Pero, 323, 40035 Monzuno 051/677 0506
Sebbene si trovi nel territorio di Monzuno, il Molino del Pero è a brevissima distanza dalla fondovalle Savena, in prossimità della deviazione per Loiano e in strada per chi volesse proseguire o fosse di ritorno da Monghidoro.

Dove mangiare

A Monghidoro

Trattoria da Carlet
Via Vittorio Emanuele II 20 Monghidoro tel. 051/ 6555506

Cantina Antico Angelo
Via Antico Angelo 5 Monghidoro tel. 051/0874031

Ristorante Pizzeria Windy
Via Vittorio Emanuele II 110rtel. 051/ 6555010

Trattoria Pizzeria Scaricalasino
Via Giuseppe Garibaldi 48 Monghidoro tel. 334 352 2443

A Piamaggio

Trattoria Tedeschi
Piazza del Borgo 18 Monghidoro tel. 051/19581209

Sul Monte dell’Alpe

Rifugio Fantorno
Via San Pietro 70 Monghidoro tel. 051/19580710

Al Passo della Raticosa

Chalet Raticosa
Via San Zanobi 2210 Firenzuola tel. 055/8101342

A Frassineta

La Palazza Bar Ristorante Pizzeria
Via Idice 28 Monghidoro (a 2 km in direzione Monterenzio) tel. 3338850407

Osteria Nel Bosco 2021
Via Martina 11 (a 3 km in direzione Monterenzio, indicazioni Camping La Martina) Monghidoro tel. 3441875829

A Loiano

Molino del Pero
Via Molino Del Pero, 323, 40035 Monzuno 051/677 0506
Sebbene si trovi nel territorio di Monzuno, il Molino del Pero è a brevissima distanza dalla fondovalle Savena, in prossimità della deviazione per Loiano e in strada per chi volesse proseguire o fosse di ritorno da Monghidoro.

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